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Il quadro di Luca Pacioli

(Recensione gentilmente concessa dalla dott.ssa Fabiola Sebastiani, Dottore Commercialista e e docente di tecnologie informatiche presso IIS CASSATA GATTAPONE GUBBIO (PG)).

Chi avrebbe mai detto, o anche solo pensato, che FRA' LUCA PACIOLI, fosse legato a Gubbio? Precisamente, insegnava ad un allievo individuato in GUIDUBALDO DA MONTEFELTRO DUCA DI URBINO nato a GUBBIO il 24 gennaio 1472 e morto a Fossombrone in data 11 aprile 1508 (la salma riposa nella CHIESA DI S. BERNARDINO - URBINO).

L'opera è attribuita a JACOPO DE' BARBARI, anno 1495 circa, olio su tavola, Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli.

GUIDUBALDO DA MONTEFELTRO è figlio di FEDERICO DA MONTEFELTRO e di BATTISTA SFORZA, consorte di ELISABETTA GONZAGA, ed assunse il dominio di Urbino alla morte del padre in momenti di grande incertezza politica alla sola età di 10 anni, guidato ed assistito dallo zio paterno, conte Ottaviano Ubaldini della Carda, nominato suo tutore, e dal fratello Antonio da Montefeltro. Il 1º maggio 1483 fu nominato Capitano Generale degli eserciti della lega tra il Re di Napoli e il Duca di Milano. Ebbe qualche divergenza col Pontefice a proposito del Castello di PETROIA, ma la ripianò subito e già al tempo della congiura dei Baroni militò per la Chiesa contro il regno di Napoli, divenendo uno degli alleati più fedeli del Papa. 

IL DIPINTO raffigura il francescano LUCA PACIOLI, matematico e teologo, all'età di circa cinquant'anni, sicuramente presente a Venezia nel 1493 quando pubblicò la sua opera: Summa de Arithmetica Geometria Proportioni et proportionalità , opera sembra dedicata a GUIDUBALDO DA MONTEFELTRO. 

Il frate FRANCESCANO è raffigurato nell'atto di eseguire con la destra SEGNI GEOMETRICI con la virgula su di una lavagna che riporta la scritta EVCLIDES, mentre con la SINISTRA segue le FORMULE riportate sul libro aperto dei XIII Elementi di Euclide, sta quindi facendo lezione sulla COSTRUZIONE dei CINQUE POLIEDRI REGOLARI. Indossa l'abito francescano color cenere azzurra, e una cintura di corda legata in vita. Il giovane allievo è raffigurato a tre quarti, il volto racchiuso nella frangia con lo sguardo diretto all'osservatore. Ha un portamento elegante, nobile ed indossa una camicia rossa con sbuffi coperta da un mantello dalle ampie maniche dove traspare la fodera in pelliccia di lupo cerviero. 

Entrambi si pongono di fronte ad un tavolo coperto da un tappeto verde dove sono disposti vari strumenti della professione di insegnante: LIBRI, LAVAGNA, GESSO e SPUGNA, un GONIOMETRO e un CALAMAIO CON CALAMO e relativo ASTUCCIO e un COMPASSO. Sulla tavola vi è anche un cartellino con la scritta IACO,BAR. VIGE/NIS.P 149(5) e una mosca che si posa sopra l'ultima cifra della datazione, ponendo non pochi quesiti. Il disegno preparatorio rilevato dalle indagini radiografiche, presentano una grande diversità fra questo e la sua esecuzione, come tanta diversità è rilevabile dalla stesura della pittura tra i due soggetti. La definizione di ventenne è importante, perché a quel tempo l'autonomia si raggiungeva solo nel venticinquesimo anno di età, e trovare un artista emancipato in età tanto giovane che firmi un'opera di rilevante valore è un fatto che chiede attenzione. 

 Sul tappeto, sopra un grosso libro recante la scritta II R.lVC.BVR, o quello che sembra essere un libro, anche se lo spessore troppo grosso, potrebbe portare alla considerazione di una cofanetto contenente manoscritti del Pacioli, vi è anche un DECAEDRO di legno, ed un altro di vetro ma contenente acqua, è sul lato sinistro della tela sospeso a una cordicella. Questo di forma semiregolare con 26 basi di cui diciotto quadrate e otto triangolari equilatere. Nella figura si specchia una finestra aperta che si apre su di un lembo di cielo azzurro e di fabbricati, dando la percezione di un centro urbano, e date le più facce del solido, si ripete lo specchiarsi su più lati, mentre il resto della tela è buia, in ombra, così che l'attenzione dell'osservatore non venga distratta.

La ricerca storiografica e quella critica non hanno tratto stimolo e tantomeno fatto progressi neppure a seguito della revoca critica delle originarie ipotesi formulate. Il dipinto contiene molti simboli e tracce che parrebbero indurre ad una soluzione del suo mistero, ma non si ha mai raggiunto una concordata soluzione. 

Dopo un iniziale sollecito agli studi dovuto alla acquisizione ed esposizione nel museo della Reggia di Capodimonte, nonostante periodici riesami in diversa cadenza, più o meno rarefatta, non si è pervenuti a soluzione, né a sostanziali nuovi apporti documentali o critici, quantomeno di indicazione di elementi di novità per l'apertura di ulteriori percorsi di indagine e, con l'esaurimento progressivo nel tempo delle possibili interpretazioni rilevabili dalle indicazioni stesse del dipinto, si è verificata una protratta stasi della ricerca attributiva da almeno mezzo secolo.

Sugli esiti delle ricerche si è frapposto l'ostacolo fuorviante della iscrizione "IACO.BAR. VIGENNIS. P. 1495", abbreviata segnatura ed ineludibile ed irrisolta crittografia, resa ancor più ambigua dalla sovrapposta raffigurazione di una mosca.

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